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Realtà diverse

Natale, arma di auto-distruzione di massa

Matematicamente, si potrebbe dimostrare che quindi quello che vediamo oggi sui giornali è un limite inferiore al valore reale, cioè il minimo che potremmo sperare. Ma in realtà è probabile che sia molto peggio.

L’indice Rt ha letteralmente perso una parte di significato, della sua definizione che abbiamo usato sinora, perché non include più una buona parte dei tamponi che andrebbero fatti per contact tracing e screening.

L’Accademia dei Lincei conferma che l’intervallo in cui si potrebbe trovare oggi è praticamente tra 1 e 2, con poche informazioni per restringere il campo.

Matematicamente, si potrebbe dimostrare che quindi quello che vediamo oggi sui giornali è un limite inferiore al valore reale, cioè il minimo che potremmo sperare. Ma in realtà è probabile che sia molto peggio.

Seguendo il metodo scientifico, così come anche visto nei mesi precedenti, confrontiamo due possibili errori.

A. Chiudere inutilmente adesso, e sostenere perdite economiche.
B. Chiudere troppo tardi, e sostenere sia la perdita di tante altre vite umane, e comunque perdite economiche, per molto più tempo.

Il costo di A è significativamente più basso di B per la maggior parte della popolazione se vengono erogati degli indennizzi. Gli indennizzi però implicano che lavoro salariato e consumo possano non essere l’unica fonte di diritto alla vita, il che si scontra pesantemente con la strutturazione e la legittimità dei vertici del potere economico contemporaneo (e dunque il costo sul lungo termine per questi).

Sostanzialmente stiamo assistendo a un esperimento, mal-strutturato da un comportamento collettivo emergente dalla classe abbiente, per cui questo vertice economico vuole indagare quanti morti e quanto sacrificio siamo disposti a sopportare prima di dire basta, e capire meglio qual’è la posizione che accettiamo, non considerando nemmeno l’idea di una discussione preventiva alla pari.

Inoltre, le zone gialle e arancioni sono già da settimane chiaramente in netto contrasto con le richieste del personale sanitario, e ad oggi possiamo considerarle effettivamente come condizioni di controllo a latere di varianti dello stesso esperimento.

Ancora, adesso, con la scusa del Natale sulla stampa il Governo inizia a far annusare, sulla base dell’aria fritta che è l’Rt oggi (cit. Giorgio Parisi), la possibilità di ridarci 10 giorni di normalità fatta di lavoro e consumo ossessivo.

Una sorta di macchina del tempo per capire che valore siamo disposti a dare (in termini di perdite di vite umane e stress esistenziale generale) a un contentino del genere, e quanto questo può placare la nostra comprensione della gravità della situazione generale, convincerci dell’ineluttabilità di morti in realtà prevenibilissime, farci passare di mente che questo genere di processo collettivo è esattamente quello che ci ha portato a questo punto.

Ripetere il processo un’altra volta servirà a pochissimo per la nostra salute economica e mentale, invero perlopiù a spostare ulteriori capitali verso l’alto, verso i conti in banca dei 400 mila ultramilionari di questo Paese, peggiorando la ripartizione delle risorse e la capacità di reazione futura a situazioni avverse (mentre, nell’incertezza dell’aggravarsi della crisi nel corso del prossimo anno, dovremmo essere cauti nelle spese).

Un intento collettivo ed emergente di positività a tutti i costi, inebriante e tossica, che aggraverebbe la nostra incomprensione intuitiva (in cui cadiamo continuamente per via di scorciatoie cognitive acclarate e ben studiate) della “riduzione della capacità di distribuzione dal basso verso l’alto su cui si poggia maldestramente e disumanamente la politica economica corrente”.

Di fondo, quello che dovrebbero preoccuparci di più sono la sottovalutazione di questo processo da parte di chi detiene il maggior potere decisionale, Governo e confederazioni industriali, commerciali, economiche, in primis, e i rischi indotti dal nostro avallare – sostanzialmente, incoraggiare – questa sottovalutazione oggi e nei mesi a venire. Rischi che includono la tenuta del loro potere decisionale e la capacità della stessa classe abbiente di determinare gli esiti economici nei mesi a venire.

Così come hanno lasciato che Rt accelerasse, lo shopping natalizio che oggi ci vendono come sogno d’infanzia ritrovata non rischia solo di accelerare solo il contagio, ma anche il tracollo economico dei prossimi mesi. Questa è l’opzione B.

L’opzione A, pagare letteralmente per stare a casa chi non svolge mestieri essenziali o soddisfacibili da remoto, è in tutto e per tutto costosa, chiaro, ma con una magnitudo trascurabile rispetto a tutto questo, e soprattutto nient’altro che restituire il maltolto sottratto con salari da fame per fin troppi decenni.

Tengo le dita incrociate sul cosa sceglieremo, ma forse era già tutto scritto.

In fondo come poteva evitare il capitalismo, nato da e per la guerra, che la sua massima celebrazione odierna, il Natale, diventasse arma di auto-distruzione di massa?

Di Iterazione

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