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Idealismi concreti

La periferia del tempo rubato

Continuano a girare video di meraviglia di piazze, metropolitane e strade diserte.

Per chi ha vissuto e lavorato nelle periferie, sia dello spazio che del tempo, non é niente di strano.

Quella corsa delle 4 per arrivare a Macchiareddu a timbrare, e inspirare benzina, l’ultima tube dell’1:30 dopo il turno di pulizie al centro commerciale, dove ti senti più sudato e sporco del pavimento, la piazza del Duomo per il cameriere del ristorante che lo spreme sino al turista che vuole la cena a mezzanotte, la stazione esterna dei bus a Termini alle 3 di notte senza un posto per sedere, mentre aspetti al freddo per la coincidenza che ti concede una parodia crudele del diritto alla mobilità.

Sono i luoghi che viviamo ogni giorno, dove lo spazio non è deserto ma riempito dalla stanchezza e dalla fatica, e il tempo è rubato in cambiale all’energia di domani: chi li vede oggi così, e se ne meraviglia, vede solo l’orrore del vuoto del privilegio di poter decidere che non è suo affare e di poter scorrere col dito alla prossima notizia.

Cambiare le lenti è facile: basta uscire dall’equazione internet=social network commerciali per conoscere le storie che potevano essere la nostra, e sentirci pronti ad usare il privilegio del tempo per renderlo un diritto.

Uno spunto per iniziare?

Rendering: provincia bancocratica di Padova-MedioCampidano-Cagliari-Londra, 2016

Di Iterazione

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